CASTAGNACCIAIO

Lavorava producendo e vendendo da ambulante il castagnaccio. A Livorno agli inizi del ‘600 la vendita della farina di castagne e dei suoi derivati come i
migliacci, le frittelle, i necci ed il castagnaccio era assoggettata come molte altre mercanzie al pagamento di una tassa alla dogana, l’esazione della quale veniva messa al pubblico incanto, al miglior offerente per tre anni consecutivi.

A lui facevano riferimento tutti i rivenditori ambulanti, che giravano per le strade cittadine offrendo i loro prodotti.
La farina di castagne, fino all’avvento del granoturco importato dopo la scoperta dell’America e poi lentamente diffuso nel territorio Italiano, era una risorsa fondamentale ed insostituibile di proteine per la popolazione meno abbiente.

Il suo consumo venne sicuramente incrementato in città e nel contado dalla presenza di numerosi lavoranti stagionali “i Lombardi”, come venivano genericamente chiamati tutti coloro, che provenivano dall’Appennino Tosco – Emiliano ed oltre, soprattutto dediti alla pastorizia stagionale e migratoria, ai lavori nei boschi, ma comunque sempre lavori umili e faticosi. (Ricordiamosi che la zona di Castrocaro e Terra del Sole faceva parte del
granducato di Toscana)

I Castagnacciai si vestivano con un cappellaccio talvolta a falde larghe un grembiule e quando necessario un mantello a coprire, usavano una teglia di rame o comunque di metallo ed un coltello per tagliare le porzioni.